Cibo radioattivo è una prassi consolidata. Alcune aziende usano raggi gamma per sterilizzare gli alimenti.

Cibo radioattivo il caso delle rane irraggiate

In questo articolo leggerete cose abbastanza inquietanti… Non tanto il ritiro in sé di un lotto di rane irraggiate senza che fosse specificato in etichetta, ma la scoperta, almeno per chi non è esperto del settore, che l’industria alimentare usa spesso il nucleare per sterilizzare i prodotti, rendendoli per esempio privi di batteri come la E-coli.

Segnala il caso, come spesso accade “Lo sportello dei diritti”, organizzazione presieduta da Giovanni D’Agata e che è divenuta ormai una sorta di “Ansa” dei consumatori italiani. Leggete con attenzione… non è tanto la notizia spot delle rane in questione, che comunque sarebbero commestibili, ma è tutto l’aspetto del “bombardamento nucleare” dei prodotti alimentari a stupire.

Ma come? Abbiamo detto no alle centrali nucleari per l’eventualità (tutto sommato bassa) di un incidente e poi vengono direttamente irraggiati gli alimenti? Sarà tutto a norma di Legge non dubitiamo, però non suona affatto bene.

I dettagli della vicenda

Il gruppo SoGeGross, operante nella grande distribuzione organizzata all’ingrosso ed al dettaglio con le insegne Basko, Doro Supermercati ed Ekom, ha richiamato un lotto surgelato di rane intere. Lotto prodotto da Lumacheria Italiana di Cherasco (CN), per la presenza di irraggiamento non dichiarato in etichetta. Il prodotto richiamato appartiene al lotto 290617, ed è stato venduto tramite la formula Cash&Carry in cassette da 40-60. Scadenza minima del 16/02/2019.

Il prodotto è commercializzato dalla ditta GLOBAL GEL SRL. Si raccomanda a chi ha acquistato le rane intere surgelate del lotto richiamato, di restituirle presso il punto vendita d’acquisto unitamente alla fattura.

Cibo sterilizzato con le radiazioni

Tra i vari trattamenti utilizzati per la conservazione e la sterilizzazzione degli alimenti esiste da molti anni l’irradiazione.
Si tratta di radiazioni nucleari (cobalto-60), che, a detta della FDA e di altri organismi di controllo, sono un metodo sicuro per conservare le verdure e la frutta più a lungo.
Ad esempio, per evitare la germogliazione e per sterilizzare contro l’E-coli e altri batteri e parassiti patogeni. Il livello di radiazioni gamma utilizzato sugli alimenti va da 1 kiloGray (pari a 2.500.000 radiografie del torace, 166 volte la dose letale) a 30 kiloGray (75.000.000 radiografie del torace o 4980 volte la dose letale). Non stiamo parlando di dosaggi leggeri: abnormi quantitativi di radiazioni sarebbero dunque sicure per trattare ciò che mangiamo?

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I prodotti nuclearizzati

Di seguito un elenco degli alimenti tra i più bombardati: Carne di maiale, molluschi (ad esempio ostriche, vongole, cozze, capesante), condimenti vegetali (essiccati), ortaggi e legumi (freschi). E ancora: enzimi, frutta, spezie ed erbe aromatiche, pollame, carni di pollame (separate meccanicamente), carne rossa e carne rossa (congelata). L’elenco continua con guscio delle uova, germogli.

“L’irresponsabile promozione di questo processo – si legge nella nota di Giovanni D’Agata – oltre alla distruzione di gran parte del contenuto vitaminico, produce anche una serie di sottoprodotti tossici negli alimenti trattati”.

I sottoprodotti tossici:

  • formaldeide;
  • benzene;
  • acido formico e prodotti radiolitici come il 2-alklycyclobutanone, sostanze che hanno dimostrato di essere citotossiche (ovvero danneggiano le cellule), genotossiche (che danneggiano il DNA), e cancerogene (provocano il cancro) in provetta e sugli animali.

“Inoltre – conclude la nota – le radiazioni gamma aumentano l’allergenicità delle proteine alimentari e questo effetto collaterale è stato riscontrato anche con radiazioni a basso dosaggio. Perchè nonostante tutto le autorità puntano a far conoscere solo gli effetti positivi di questi trattamenti? Omettendo di considerare e di informare ma anche di indagare a fondo gli effetti collaterali per l’essere umano delle radiazioni?”.