CASELLE TORINESE – Ammonta ad oltre 200.000 euro la valuta contante non dichiarata individuata dalla Guardia di Finanza di Torino presso lo scalo Aeroportuale “Sandro Pertini” negli ultimi due mesi. Una decina i soggetti fermati mentre tentavano di superare i confini doganali con al seguito denaro non dichiarato. La stragrande maggioranza in partenza per il continente asiatico, Cina in particolare, molti anche per i paesi dell’est Europa, Romania su tutti.

CASELLE TORINESE – Ammonta ad oltre 200.000 euro la valuta contante non dichiarata individuata dalla Guardia di Finanza di Torino presso lo scalo Aeroportuale “Sandro Pertini” negli ultimi due mesi. Una decina i soggetti fermati mentre tentavano di superare i confini doganali con al seguito denaro non dichiarato. La stragrande maggioranza in partenza per il continente asiatico, Cina in particolare, molti anche per i paesi dell’est Europa, Romania su tutti. Fondamentale per la riuscita degli interventi, si è rivelata la presenza ed il fiuto del “cash-dog” Zeby, l’unità cinofila in servizio presso lo scalo torinese, che ha consentito di individuare l’ingente flusso monetario nonostante gli stratagemmi usati per occultare il denaro: dalla doppia fodera di giacche e pantaloni, agli interni delle cinture fino nei doppi fondi di scarpe. Le investigazioni dei Finanzieri naturalmente proseguono al fine di delineare la posizione fiscale dei soggetti fermati; tra di essi una cittadina rumena in partenza per Bucarest con oltre 20.000 euro in contanti e per i quali non è riuscita a giustificarne la provenienza. Alcuni invece hanno dichiarato redditi irrisori rispetto alle somme trasportate, presumibilmente frutto di attività illecite ovvero di prestazioni lavorative pagate in nero. La contestazione degli illeciti amministrativi valutari si colloca in un più ampio dispositivo di prevenzione e repressione delle violazioni in materia di movimentazione transfrontaliera di valuta e titoli di credito che, si integra alla perfezione con i compiti istituzionali della Guardia di Finanza, infatti in questi casi, come accennato, vengono avviate le indagini per verificare la provenienza lecita delle somme e soprattutto che non siano frutto di evasione fiscale.