Schiaffo per legittima difesa, dopo la condanna in primo grado la pena viene confermata anche in appello.

Schiaffo per legittima difesa

Si è chiuso con la conferma della sentenza di primo grado il ricorso in appello di Giuseppe Caridi, originario di Reggio Calabria. L’uomo era stato accusato da due vicini di casa, parti civili nel procedimento a suo carico svoltosi presso il Giudice di Pace di Ivrea, di lesioni personali, ingiurie e minacce.

I fatti

Il fatto è avvenuto il 29 luglio 2011 e il procedimento è iniziato l’anno successivo: qui le parti civili avevano riferito l’episodio in cui madre e figlio erano stati aggrediti dall’imputato nell’autorimessa del condominio di Cirié in cui vivevano. Il figlio aveva ricevuto uno schiaffo che gli aveva fatto cadere in terra gli occhiali ed era stato minacciato di ricevere un trattamento peggiore. La madre era accorsa in suo aiuto quando, dal balcone di casa sua, aveva sentito le sue urla ed era stata minacciata anche lei. Dopo molte udienze in cui l’imputato, tramite la difesa, aveva sostenuto di voler risarcire il danno ma non si era mai presentato, il procedimento era finito con una condanna a una multa di 700 euro ed il pagamento delle spese legali delle parti civili.

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Il ricorso in appello

Durante il ricorso in appello, in cui la difesa dell’imputato ha chiesto anche la riapertura del processo per sentire due testimoni, ha sostenuto la tesi della legittima difesa perché lo schiaffo sarebbe stato la conseguenza di una provocazione del figlio schiaffeggiato. Il pubblico ministero ha chiesto la convalida della condanna di primo grado. La difesa, rappresentata nell’udienza di martedì 30 gennaio dall’avvocato Elena Spinolo, ha chiesto una rivalutazione più approfondita dell’accaduto, ma il giudice Angela Rizzo ha rigettato l’istanza: la condanna è confermata, più spese processuali.