11 settembre 2001: il ricordo di quella giornata tragica per gli Usa e destabilizzante per il resto del mondo è impresso a fuoco nella mente di tutti. Vi siete mai chiesti per quale motivo lo ricordate in maniera così nitida? Ecco cosa è successo nel vostro cervello.

11 settembre 2001

L’11 settembre 2001 quattro attacchi suicidi, realizzati mediante dirottamento aereo, causarono la morte di oltre 2 996 persone, ferendone oltre 6 000. A capo della strage un gruppo di terroristi aderenti ad al-Qāʿida. Tre su quattro raggiunsero il bersaglio designato: le Torri Nord e Sud del World Trade Center di New York – che si sgretolarono in poche ore imprimendo un quadro apocalittico nella memoria collettiva – e il Pentagono. Si riuscì ad evitare soltanto l’impatto contro l’ultimo possibile obiettivo a Washington ovvero la Casa Bianca o il Campidoglio. Anche il quel caso, però, per i passeggeri del volo dirottato non ci fu scampo: andarono incontro a uno schianto mortale in un campo della Pennsylvania.

Tutti ricordiamo dove fossimo e cosa stessimo facendo

Oggi, a distanza di 17 anni, nel giorno dell’anniversario di questa mattanza spaventosa che ancora fa tremare le gambe, a chiunque si rivolga la domanda “Tu dov’eri e cosa stavi facendo?” riceveremo una risposta sicura; i ricordi di tutti in relazione a quel giorno paiono essere impressi a fuoco nella memoria a lungo termine. Per quale motivo? Le neuroscienze svelano cosa accade nel cervello di una persona sottoposta ad eventi di altissimo impatto emotivo e i meccanismi responsabili dei ricordi correlati.

Tutta “colpa” del cortisolo

Il cortisolo è un ormone prodotto dal surrene su “richiesta” del cervello: conosciuto volgarmente anche come l’ormone simbolo dello stress. Nei momenti di maggior tensione, infatti, determina l’aumento di glicemia e grassi nel sangue, mettendo a disposizione l’energia di cui il corpo ha bisogno. Nel libro del giornalista Luca Poma “Il sex appeal dei corpi digitali” compare un intervento illuminante sul tema – dello svedese Lars Olov Bygren, specialista di medicina preventiva al Karolinska Institute – in cui si ricorre proprio all’esempio della memoria legata all’11 settembre.

“Se viviamo un un momento altamente emozionante, e quindi stressante per il cervello, l’ormone cortisolo fa da mediatore in un processo che porta alla fortissima impressione di quell’evento nella memoria. E’ per questo che tutti ci ricordiamo cosa stavamo facendo e dove fossimo l’11 settembre 2001.”

Ricordi distorti

Un altro studio molto interessante pubblicato sul Journal of Experimental Psychology, bimensile dell’Associazione Psicologica Americana, ha dimostrato che alcuni vantano ricordi dei quali sono convinti – in relazione a dove fossero e cosa stessero facendo l’11 settembre 2001 – ma non è affatto detto si tratti della verità. Pare infatti che il cervello umano, a fronte di eventi tanto traumatici e catartici, possa distorcere i fatti, mischiandoli con delle proiezioni emotive. Il risultato è che, in assoluta buona fede, si costruisce inconsciamente un nuovo ricordo che mischia ciò che è realmente accaduto con le derive emotive che ci hanno influenzato. Un esempio? Un uomo sosteneva convintamente di essere sceso in strada durante l’attacco, probabilmente perché a livello empatico si sentiva “in dovere” di esprimere vicinanza ai feriti che vagavano disperati in cerca di aiuto. In realtà si è scoperto che ha assistito agli eventi dal suo ufficio, senza mai lasciarlo. Eppure non stava mentendo: quella era la verità del quale si era convinto.

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Il nuovo video

E chiudiamo con un nuovo video sulla tragedia da pochi giorni pubblicato su Youtube dakk’operatore Mark LaGanga, che quel giorno era alle Torri Gemelle con la sua telecamera: