Liberalizzazione tratta autostradale a Ivrea, Luigi Sergio Ricca scrive una lettera aperta per spiegare il perchè la tratta non dovrebbe essere liberalizzata.

Liberalizzazione tratta autostradale a Ivrea

Il sindaco di Bollengo ed ex consigliere regionale Luigi Sergio Ricca scrive una lettera aperta a tutta la cittadinanza per spiegare i motivi per cui non sarebbe una buona idea liberalizzare la tratta autostradale tra Quincinetto, Ivrea, Scarmagno ed Albiano. Le infrastrutture hanno bisogno di manutenzione, e se nessuno paga il pedaggio i mancati introiti dovono essere comunque bilanciati da altre entrate: o maggiori tasse o aumento dei pedaggi su altre tratte.

La lettera aperta di Ricca

Il Movimento 5 stelle sta raccogliendo firme per la liberalizzazione delle tratte autostradali tra Quincinetto, Ivrea, Scarmagno ed Albiano, quale soluzione più idonea per decongestionare il traffico di attraversamento di Ivrea. Non sono i primi a sostenere l’idea: già in passato ambientalisti e parte della sinistra eporediese hanno percorso quella strada. Idea suggestiva da un lato, dall’altro credo poco efficace ma soprattutto non realizzabile a costo zero come viene prospettato. Non entro ora nel merito della sua efficacia, ma credo sia necessario non eludere, se no si prendono in giro i cittadini e si alimentano false speranze sulla possibilità che si aprano percorsi realisticamente percorribili per arrivare alla concretizzazione della proposta, senza che i cittadini ne paghino i costi. Non è vero che non costa. Far finta di niente vorrebbe dire prestarsi alla strumentalizzazione di chi afferma che, poiché si aspetta la liberalizzazione dell’autostrada, è bene tenere ferme altre opere che invece servirebbero per innervare la viabilità locale e colmare il deficit di infrastrutture che tutti i documenti di pianificazione urbana hanno individuato in Ivrea. E se non costa, chi paga?
Il M5S porta a sostegno della sua tesi gli esempi di Chivasso verso Torino dove non si paga pedaggio, così come sulla Tangenziale torinese. Si dimentica che le concessioni autostradali si basano su un piano finanziario il cui equilibrio è basato tra ricavo dei pedaggi e costi di gestione,investimenti e manutenzione dell’infrastruttura (oltre che all’utile d’impresa, ovviamente). Se il ricavo dai pedaggi diminuisce, diminuiscono gli investimenti previsti dalla concessione: in estrema sintesi se liberalizzo Ivrea, o il mancato incasso lo paga il territorio o lo pagano in modo diverso gli stessi utenti.
Infatti, per Chivasso, al casello di Rondissone il pedaggio di chi vi transita, è stato a suo tempo ricalcolato, caricando su chi arriva dalle barriere precedenti il costo sia della percorrenza fino a Torino, sia dell’ipotizzato maggior traffico indotto dalla liberalizzazione. Lo stesso per è avvenuto quando si è liberalizzata la tangenziale di Torino, abolendo i caselli intermedi ed il pedaggio, ma si è caricato su chi arrivava, nel nostro caso da Ivrea a Settimo Torinese, il costo di parte della tangenziale, circa 21 Km, sia che la si percorra sia che non la si percorra, uscendo in corso Giulio Cesare. Vi pare corretto? Da Ivrea noi paghiamo, per la liberalizzazione della tangenziale, in andata e ritorno da Torino, più di quattro dei quasi dieci euro di costo. Costo che aumenterebbe ancora se il pedaggio dovesse compensare anche il mancato incasso per l’abolizione del pedaggio tra Ivrea e Scarmagno. Chiaro chi paga? Infine, quali conseguenze sul casello di Albiano, e sulla viabilità conferente, ammesso che il traffico di attraversamento scelga la strada più lunga andando ad Albiano per poi rientrare ad Ivrea o viceversa? E quali i costi, dal punto di vista ambientale, per maggiori percorrenze e consumi? Allora non nascondiamoci dietro ad un dito: lo scopo vero è bloccare ancora una volta la realizzazione di quella che potremmo chiamare la nostra piccola Tav, il Traforo di Monte Navale, infrastruttura strategica per Ivrea, sempre indicata come tale da tutti gli strumenti urbanistici della città e da tutti gli studi sullo sviluppo del Canavese e sempre rimasta al palo per l’ostruzionismo di tanti e forse soprattutto per la pavida assenza di iniziativa di quelli che, anche in un recente passato quando si stava concretizzando la possibilità di avviare l’opera, pur formalmente condividendone la scelta, hanno evitato in ogni modo l’assunzione di responsabilità necessaria per affrontare la contestazione dei contrari e vivere tranquilli. Purtroppo un atteggiamento che connota tanta politica di oggi. Forse anche Ivrea ed il Canavese hanno bisogno di uno “scossone” come quello che Torino ha dato sulla TAV.