Quando fare la mammografia? Una domanda complessa, che ne nasconde tante altre, da che cos’è a chi deve sostenere lo screening, dal perché al dove farla. Ecco dunque le risposte alle domande più frequenti su questo tema fondamentale. Le mammografie eseguite a cadenza regolare sono lo strumento migliore che i medici hanno a disposizione per la diagnosi precoce del cancro al seno. Si tratta di una tra le neoplasie più frequentemente diagnosticate nella popolazione femminile. Ad oggi in Italia il rischio di avere una diagnosi di tumore alla mammella nel corso della vita è pari ad una donna ogni nove.

Quando fare la mammografia? E dove?

Le donne asintomatiche possono effettuare gratuitamente la mammografia partecipando al programma nazionale di screening mammografico (Prevenzione Serena); in Piemonte è prevista l’esecuzione del test con frequenza annuale in fascia di età 45-49 anni (su adesione volontaria). E con frequenza biennale in fascia di età 50-75 anni. Le donne sintomatiche (ossia che presentano un nodo o un addensamento palpabile o una secrezione ematica dal capezzolo o altri segni specifici di patologia), anche non in età di screening, possono eseguire la mammografia presso gli ambulatori di Diagnostica Senologica delle strutture ospedaliere delle A.S.L. (con impegnativa del medico Curante). Oppure presso i centri senologici di screening (Unità di Senologia), se già aderenti al programma di Prevenzione Serena oppure in idonee strutture accreditate o non accreditate del S.S.N.

Perché farla e che cos’è?

Oltre a quando fare la mammografia è bene capire che cos’è. Si tratta di un’immagine del seno prodotta da un’apparecchiatura dedicata (chiamata mammografo) che utilizza l’esposizione a raggi X a bassa intensità (come in una radiografia). Al fine di rendere l’immagine più nitida la mammella viene posizionata su un apposito sostegno e compressa tra due piatti plastificati: in questo modo i tessuti adiposo e ghiandolare vengono dissociati, rendendo più facile il loro esame. La compressione inoltre, facendo diminuire lo spessore della mammella, riduce la dose sull’organo. Il perché farla è molto semplice: serve per diagnosticare precocemente un tumore, anche in assenza di disturbi o sintomi.

Come si fa?

La donna viene invitata a stare in piedi davanti alla macchina dal tecnico di Radiologia, che manualmente, secondo una procedura standardizzata disporrà il seno sul supporto del mammografo. Normalmente si eseguono due proiezioni per ogni mammella (una dall’alto in direzione cranio-caudale e l’altra di lato in direzione medio-laterale obliqua con il braccio alzato) per un totale di quattro radiografie. Il tempo di compressione ed acquisizione dura pochi secondi e normalmente non provoca disagi particolari; solo in presenza di ipersensibilità (come può succedere nella settimana che precede le mestruazioni) la compressione può risultare fastidiosa ma, considerati i brevi tempi di esecuzione, sopportabile.

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La questione radiazioni

La mammografia non necessita di alcun tipo di preparazione e non è richiesto il digiuno. Il giorno dell’esame è utile non usare deodoranti o prodotti contenenti polvere di talco (perché alcuni ingredienti possono generare dei puntini bianchi sulla mammografia simulando dei reperti patologici). Alcune donne si sentono preoccupate pensando ad eventuali pericoli derivanti dall’esposizione alle radiazioni, tuttavia queste sono molto modeste e la tecnologia attuale permette di ottenere delle immagini di alta qualità utilizzando una dose di radiazioni contenuta. È bene ricordare che, grazie alla mammografia digitale, anche le donne con protesi al seno possono eseguire tale accertamento.

Cos’è la mammografia 3D-Tomosintesi?

È una rivoluzionaria tecnologia applicata alla mammografia. Prevede, attraverso il movimento angolare del tubo radiogeno del mammografo, l’acquisizione di multiple proiezioni a bassa dose della mammella (compressa nelle abituali quattro proiezioni mammografiche). Queste immagini sono elaborate da un software e successivamente ricostruite con spessore di 1 mm secondo piani paralleli al detettore, ottenendo un effetto di visualizzazione sequenziale (3D) della mammella. Le immagini in sezioni 3D della mammella vengono visualizzate su monitor in sequenza video migliorando l’interpretazione radiologica in particolare rendendo visibili alcune lesioni mammarie, specie nei seni densi. Questa ricostruzione volumetrica 3D del seno consente di ovviare al problema del mascheramento delle patologie mammarie causato dalla sovrapposizione di strutture normali, a fronte di un modico incremento della dose. I dati in letteratura riportano un aumento di sensibilità e specificità nell’identificazione dei tumori con l’uso della mammografia 3D-Tomosintesi; si trovano più tumori e si riducono i “falsi positivi”.

 

A cura dei Medici Radiologi S.S.D Senologia ASL TO4: Dott. S. Patania (Responsabile) e Dott.ssa S. Bagnera