Revisione legge Delrio: il sindaco Ricca scrive all’Anci. Lettera del primo cittadino di Bollengo.

Revisione legge Delrio: il sindaco Ricca scrive all’Anci

Una missiva, a firma del primo cittadino di Bollengo, Luigi Sergio Ricca, inviata al presidente dell’Anci a livello nazionale. A spingere l’amministratore comunale canavesano a scrivere tale lettera sulla necessità di una revisione radicale della Legge Delrio di riforma delle Province e delle Città metropolitane.

La lettera scritta dopo l’incontro a Bari

Questo il testo: “Egregio Presidente, ho letto il comunicato relativo al recente incontro avvenuto a Bari tra i Sindaci delle Città Metropolitane: si parla della necessità di un “tagliando” alla legge Delrio e di una verifica delle funzioni, di organi di governo, di relazioni tra Consiglio metropolitano e Conferenza dei Sindaci, oltre che di risorse. Ebbene, consentimi di dire che non basta, e di fare una provocazione. Credo che sia finito il tempo di trincerarsi, per amore di condivisione politica, dietro parole come: la legge c’è, non è perfetta ma è nostro dovere applicarla nel migliore dei modi, facciamo un tagliando, chiediamo più risorse… Serve coraggio: quello di dire basta e riconoscere di aver sbagliato, approvando la Delrio. E lo chiedo proprio alla parte politica cui anch’io appartengo, quella che a suo tempo ha ignorato le perplessità di chi vedeva gli errori di una impostazione sbagliata della riforma. Quella che, per non contraddire i vertici di partito, ha impedito di far emergere con chiarezza le criticità di una riforma istituzionale fatta a “pezzettini”, non organica: abolire le Province non per avere un Ente in meno nell’architettura istituzionale riformata, ma per sostituirle con un Ente con un altro nome, Ente di Area Vasta, di secondo livello. Una riforma che ha svilito non solo il ruolo dell’Ente, ma ha mortificato e anche in parte disperso il patrimonio di professionalità che i dipendenti dell’Ente hanno sempre rappresentato.

“Cambiata la rappresentanza politica del territorio, ma resta immutato l’assetto del Consiglio Metropolitano votato tre anni fa”

Il referendum ha restituito alle Province il nome, non il ruolo e soprattutto non la dignità di un Ente eletto direttamente dai cittadini. Per le Città metropolitane è rimasto il nuovo nome, ma la sostanza è la stessa delle Province. Pochi mesi fa, nella mia Città Metropolitana, quella di Torino, l’80% del Comuni ha rinnovato Sindaci e Consigli comunali: è cambiata la rappresentanza politica del territorio, ma resta immutato l’assetto del Consiglio Metropolitano votato tre anni fa da Consiglieri comunali oggi diversi. E’ una delle storture della legge, che di fatto vincola strettamente i destini del territorio al destino del solo Capoluogo. E questo si riflette e condiziona gli stessi atti dell’Ente. Faccio un esempio per farmi capire meglio. Tempo fa la Conferenza Metropolitana di Torino ha detto Si alla TAV. La posizione ha avuto breve vita e visibilità sui giornali, poi quello che di fatto è passata è la posizione della Sindaca di Torino Appendino, contraria all’opera, ma nel contempo Sindaca Metropolitana. Non si sente dire che la Sindaca di Torino è contro, ma in quanto Sindaca Metropolitana sostiene la realizzazione della TAV! E’ contro e basta.

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“Non ce l’ho con l’Appendino…”

“Non ce l’ho con la Sindaca Appendino, lo dico per evidenziare come l’Ente metropolitano, con questo assetto, perda inevitabilmente il ruolo di espressione di un territorio vasto, a volte con interessi ben diversi dalla posizione politica del Capoluogo. Allora, caro Presidente, ritengo che l’ANCI, soprattutto dopo la nascita di questo Governo, debba assumere con coraggio l’iniziativa di sollecitare una riscrittura completa della legge Delrio per quanto attiene l’assetto delle Province e delle Città metropolitane. Non è solo questione di risorse e di definizione delle funzioni. Occorre superare una realtà che riduce un Ente intermedio al semplice ruolo di rappresentanza e di mediazione degli interessi dei singoli Comuni, con il Capoluogo in posizione privilegiata, senza per altro che il suo Sindaco possa impegnarsi adeguatamente sui problemi “metropolitani”, anche perchè inevitabilmente assorbito da quelli del Comune che lo ha eletto. Il Sindaco (ma sarebbe meglio tornare a chiamarlo Presidente) delle Città Metropolitane, deve essere figura diversa dal Sindaco del Capoluogo e soprattutto, al pari dei Consiglieri metropolitani, deve essere eletto dai Cittadini, restituendo alle Città metropolitane, così come alle Province, la dignità ed il ruolo di Enti di vera rappresentanza e, per le funzioni di area vasta puntualmente individuate, di volano dello sviluppo dei territori e della loro popolazione. Caro Presidente, chiedere al Parlamento di avere il coraggio di riconoscere un errore credo sia la dimostrazione di una assunzione di responsabilità che non può che essere riconosciuta positivamente dai Cittadini: se lo fa l’ANCI, espressione di tutti i Comuni italiani al di là dei diversi schieramenti, potrebbe essere la strada che porta ad un positivo approdo nell’interesse più generale del Paese”.