Alla sbarra per truffa. Ma la compagna e il padre di lei sono morti…

Alla sbarra per truffa

“Erano una famiglia per me”. Si è sottoposto ad esame nella giornata di martedì 5 febbraio, F.B, 69enne residente a San Maurizio Canavese e difeso dall’avvocato Sara Franchino, che deve rispondere dell’accusa di presunta truffa.  Nel 2002 inizia la convivenza con la sua compagna e alla coppia si unisce anche il padre della donna.

Genitore e figlia si ammalano

Nel 2015, però, il genitore e la figlia si ammalano e l’imputato inizia a seguire le loro convalescenze: l’anziano padre in una casa di cura a San Carlo Canavese e la compagna all’Ospedale Molinette di Torino dove viene ricoverata per una cirrosi epatica. I fatti risalgono alla fine del 2016: il 5 e il 6 novembre, l’imputato riscuote presso l’ufficio postale di Ceretta di San Maurizio due assegni firmati dal padre del valore rispettivamente di 310 e 150 euro.

Due assegni riscossi

L’imputato si è però giustificato: quei soldi servivano per coprire spese di viaggio e l’acquisto di medicinali non passati dalla mutua per la compagna.  Avrebbe chiesto, dunque, al suocero l’autorizzazione a prelevare tale cifra. Autorizzazione che sarebbe stata accordata dall’uomo che avrebbe poi firmato i due assegni: d’altronde, secondo la sua deposizione, sul conto corrente in questione l’imputato (che non poteva possederne uno proprio) versava lo stipendio.

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Le firme erano autentiche?

Le firme erano autentiche? L’anziano signore è stato plagiato? A queste domande dovrà rispondere il processo in corso presso Il Tribunale di Ivrea. La parte offesa, però, non potrà rispondere in quanto deceduta. Così come la compagna dell’imputato. Nuovi testimoni saranno ascoltati dal giudice Angela Rizzo nella giornata del 27 maggio.