Condannata per atti osceni: lei, però, era estranea ai fatti. La disavventura di una cittadina bulgara.

Condannata per atti osceni: lei, però, era estranea ai fatti

Una cittadina bulgara, residente nel paese dell’Est Europa, è stata condannata in contumacia per atti osceni in luogo pubblico. Ma la protagonista di questa storia non è però lei, poiché è completamente estranea ai fatti. Dunque, quale il corto circuito? Come è stato possibile che una donna a migliaia di chilometri del Canavese venisse indicata come autrice (e condannata) di un reato?

La vicenda è avvenuta ad Agliè: la vera imputata ha usato documenti falsi

All’origine di questa curiosa vicenda, c’è stato uno scambio di persona. Non si è trattato, però, di un errore materiale della Procura ma di un atto doloso. La vera imputata in questa vicenda avvenuta ad Agliè, infatti, è J.B., 26enne di origine romene e difesa dall’avvocato Celere Spaziante. La donna possedeva un documento contraffatto: in particolare, si trattava di una carta d’identità in cui era presente la foto della Berisha ma con generalità false. Anzi, corrispondenti a quelle della cittadina bulgara, ignara del fatto che in Italia qualcuno stesse usando la sua identità.

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La vera colpevole condannata ad un anno e tre mesi

Il dolo, però, è stato scoperto, ma non prima della sentenza di condanna. A quel punto, è iniziato un secondo processo (questa volta con l’imputata corretta) che si è concluso nella mattinata di lunedì 11 marzo. Il giudice Anna Mascolo del Tribunale di Ivrea ha condannato la 26enne alla pena di un anno e tre mesi di reclusione, alleggerendo la richiesta del Pubblico Ministero che era stata, invece, di due anni e un mese.