“Giulia” segregata in casa. A Caselle Torinese.

“Giulia” segregata in casa

Segregata in casa, picchiata e costretta prima a lasciare il lavoro e poi a troncare ogni rapporto con i suoi familiari e amici. E’ questa la terrificante storia raccontata da Giulia, (nome ovviamente di fantasia per proteggerne l’identità vista la delicatezza dei fatti in questione), al giudice Anna Mascolo del Tribunale di Ivrea nel corso di una lunga deposizione.

In attesa della sentenza

L’ultima udienza prima della sentenza si è tenuta lunedì 4 febbraio. Nel corso della discussione, il pubblico ministero ha richiesto per l’imputato, 33enne originario di Caselle, ex convivente di Giulia e difeso dalla legale Virginia Iorio, la pena di 2 anni e 8 mesi di reclusione. L’avvocato di parte civile Davide Gamba, invece, ha richiesto per la sua assistita un risarcimento provvisionale del valore di 45mila euro.

Prima l’amore poi…

La storia nasce da quella che sembra una normale storia d’amore. I due si incontrano nel febbraio del 2015 e nell’estate successiva decidono di fare il grande passo e di andare a vivere insieme a Caselle. A quel punto, secondo la donna, sarebbe iniziato l’incubo: è forzata a lasciare il suo impiego di parrucchiera e può uscire di casa solo ed esclusivamente in compagnia del convivente. I familiari cercano ripetutamente di riallacciare i contatti con lei, soprattutto i genitori, ma l’imputato li respinge sostenendo che Giulia non li voglia più vedere.

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Resta incinta

Nel frattempo, la ragazza rimane incinta e i due si trasferiscono a Gassino. Anche il neonato avrebbe subito violenze: agli atti anche una visita al Pronto Soccorso di Ciriè dove il piccolo è arrivato con un livido sul volto. I genitori della vittima, nel frattempo, non sono a conoscenza del trasloco della figlia e si preoccupano perché non la vedono più. In un caso, l’uomo si sarebbe allontanato dal loro nuovo appartamento e, per evitare una fuga della compagna, l’avrebbe chiusa a chiave all’interno dell’alloggio.

La svolta

La svolta arriverebbe per caso nell’estate del 2016 quando la madre vede per strada l’imputato. Senza farsi scoprire, lo segue fino alla loro nuova abitazione e con uno stratagemma riesce ad entrare nell’appartamento. Può così incontrare finalmente la figlia, visibilmente dimagrita secondo la madre, che si confida con lei e le racconta delle vessazioni subite. Sarà proprio il genitore a sporgere denuncia ai carabinieri. L’imputato, però, nega i fatti in questione e rovescia sull’ex compagna le accuse di violenza sul minore. La decisione del giudice è attesa per lunedì 11 febbraio ma prima sarà il turno dell’arringa dell’avvocato difensore dell’uomo.