“Il diritto di mentire”: nuovo processo sul caso Matilde Ruggiero, pensionata eporediese morta durante una rapina nella sua villa di San Giovanni il 1 giugno 2010.

“Il diritto di mentire”

“In quel momento avevano il diritto di mentire: non si poteva pretendere limpidezza”. Con queste parole l’avvocato Renato Cravero, legale rappresentante di un eporediese di 31 anni, ha difeso le posizioni del suo assistito e del coimputato, un 60enne di Montalto Dora rappresentato dal legale Stefano Caniglia. Nella giornata di lunedì 6 maggio, infatti, si è svolta l’ultima udienza del processo che li vede accusati di presunta falsa testimonianza. I fatti risalgono al 2012, quando al Tribunale di Ivrea si discutevano le sorti dei presunti basisti della rapina del 1 giugno 2010 in una villa della frazione di San Giovanni a Ivrea. Il “blitz” aveva portato alla morte della pensionata Matilde Ruggiero, 77 anni, e furono condannati a 20 anni di carcere i tre esecutori materiali: Alfonso Pollidoro, Giorgio Sieno e Concetto Mazzarella, tutti e tre residenti a Torino, zona Falchera.

I fatti

Nel corso del dibattimento, tra i vari teste chiamati a deporre, si erano presentati anche i due uomini attualmente imputati. Entrambi avevano negato (mentendo, secondo gli inquirenti) ogni legame con i  presunti basisti del colpo. L’importanza dei fatti negati o “magicamente” dimenticati durante la loro deposizione e, soprattutto, la gravità del processo che si stava all’epoca discutendo hanno spinto la Procura di Ivrea a chiedere una condanna a tre anni di reclusione. Ma la difesa dei due imputati non è assolutamente d’accordo con la pena proposta della Pubblica Accusa.

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La difesa

I fatti non sono in discussione. I due non furono sinceri, e lo dimostrano alcune intercettazioni ambientali: sarebbero stati a conoscenza della rapina che ha portato al decesso di Matilde Ruggiero. I due legali, però, si sono appellati all’articolo 384 del codice penale. Nei reati di falsa testimonianza, infatti, non è punibile chi ha commesso il fatto perché costretto dalla necessità di salvare se stesso o un parente prossimo. E secondo gli avvocati è proprio ciò che sarebbe successo nell’aula di udienza penale del Tribunale di Ivrea nel 2012. Per evitare di essere accusati di favoreggiamento o concorso in rapina, avrebbero mentito. L’esame dei due imputati, dunque, a giudizio dei rispettivi legali, doveva essere interrotto e bisognava ascoltarli sono una volta tutelati da un avvocato difensore. Per questo motivo, la richiesta delle difese è quella di assoluzione perché il fatto non costituisce reato. La decisione del giudice Antonio Borretta è attesa per lunedì 9 settembre.