Roberto Gaiottina, l’imprenditore di Barbania assassinato a Pereira con la moglie lo scorso 16 giugno potrebbe essere stato ucciso per un affare che stava concludendo con dei commercianti di oro.

Imprenditore di Barbania assassinato

Era la sera del 16 giugno scorso a Pereira, Colombia. L’imprenditore Roberto Gaiottino, 44 anni, di Barbania, e la moglie colombiana, ex modella e hostesse, la 36enne Claudia Patricia Zabala vengono freddati da un sicario con dei colpi di pistola alla testa all’uscita di una pizzeria.

Aperta un’inchiesta

Subito la Procura di Ivrea apre un’inchiesta, titolare il pm Giuseppe Ferrando. I carabinieri del nucleo investigativo di Torino hanno depositato un rapporto dettagliato dopo settimane di indagini, dopo aver ascoltato amici e parenti della coppia, ricostruendo gli ultimi giorni di vita dell’imprenditore e della moglie.

Le indagini in Italia

Gaiottino e la moglie erano partiti alla volta della Colombia lo scorso 8 giugno per andare a trovare i parenti della donna, come avevano fatto già molte altre volte, senza che mai nulla capitasse loro. Da quanto emerso dalle indagini sembra che il movente del duplice omicidio sia da ricondurre ad un affare che l’imprenditore di Barbania stava concludendo con dei commercianti di oro. Da quanto emerso Gaiottino non sarebbe stato soddisfatto della trattativa, temeva di essere stato truffato. Per questo forse sarebbe stato ucciso, in un paese, la Colombia, dove il 90 per cento delle miniere di estrazione sono illegali e il racket dell’oro fa davvero paura.

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Le indagini in Colombia

Se in Italia gli inquirenti si sono da subito messi all’opera e sembrano aver scoperto una pista, dall’altra parte del mondo, in Colombia, sembra che le indagini procedano a rilento e ancora nulla di ufficiale è pervenuto all’ambasciata italiana. Il timore di amici e parenti ora è quello che l’omicidio di Gaiottino e della moglie rimanga irrisolto, che non si faccia abbastanza per prendere i colpevoli.

Il legale della famiglia

«Da quello che so io il signor Gaiottino in Colombia non stava facendo nulla di illecito, almeno questo non emerge da nessuna parte», puntualizza a La Stampa l’avvocato Federica De Boni che, nella vicenda, tutela la famiglia dell’imprenditore. «Per i genitori la vicenda è chiusa – continua – anche perché nessuno ridarà loro il figlio».