Lavoratori in nero a San Maurizio e fatture false a San Carlo, controlli della Guardia di finanza di Lanzo sul territorio: imprenditori nei guai

Lavoratori in nero a San Maurizio

Nel corso della costante opera di controllo del territorio a fini istituzionali attuato dai militari della Guardia di Finanza, nel corso di un accesso attuato nei giorni scorsi in un noto ristorante orientale di San Maurizio Canavese i Finanzieri della Tenenza di Lanzo Torinese, comandati dal Luogotenente Michele Veneziano, hanno individuato ben cinque lavoratori completamente “in nero”, dei quali quattro di nazionalità cinese ed uno di origini nigeriane. All’atto del controllo nel locale i militari hanno riscontrato che vi erano all’opera complessivamente 9 addetti. La gran parte del personale impiegato, dunque, seppure in regola con le leggi sull’immigrazione, era impiegata in modo irregolare. In considerazione di quanto accertato le “Fiamme Gialle” lanzesi hanno elevato, nei confronti del legale rappresentante della società che gestisce il ristorante, la maxisanzione per lavoro nero, che prevede il pagamento di una somma da euro 1.500 a euro 9 mila per ciascun lavoratore impiegato “in nero”.

Leggi anche:  Paura a Ciriè: cadono calcinacci in pieno centro storico

Fatture false a San Carlo

Nei giorni scorsi i Finanzieri della Tenenza di Lanzo Torinese, nel corso di in controllo fiscale eseguito nei confronti di una società di San Carlo Canavese attiva nell’attività di fabbricazione di stampi e sagome per macchine, incrociando i dati scaturiti da un’altra attività ispettiva relativa ad una azienda che aveva intrattenuto rapporti economico-commerciali con l’impresa, hanno rilevato che l’azienda sottoposta a controllo aveva contabilizzato fatture per operazioni inesistenti. Le “Fiamme Gialle” hanno quindi deferito il legale rappresentante della società alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Ivrea. Dovrà rispondere del reato previsto e punito dall’articolo 2 del D. Lgs. 74/2000 – “Dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti”, che prevede la reclusione da un anno e sei mesi a sei anni.