Ragazzino picchiato dal figlio del boss. Il racconto della mamma del giovane aggredito davanti all’uscita da scuola ai colleghi de La Nuova Periferia.

Ragazzino picchiato dal figlio del boss

«Quando si parla di rissa si intende uno scontro tra due persone. Mio figlio, invece, è stato aggredito alle spalle e non si è potuto nemmeno difendere».
Stefania (nome di fantasia per proteggere l’identità di suo figlio), è la madre dello studente di terza media brutalmente pestato da un coetaneo a pochi metri dalla scuola media «Demetrio Cosola» di via Marconi, a Chivasso.  A mandarlo in ospedale, con lesioni al volto e il naso rotto, il figlio di un «boss»: un cognome importante, legato alle grandi operazioni contro la ‘ndrangheta, un ragazzino che stando ai racconti dei suoi compagni si comporta come in un romanzo criminale.

Il racconto della mamma

«Mio figlio e quel ragazzo si erano conosciuti qualche anno fa sui campi da calcio, poi le loro vite si sono nuovamente incrociate e scuola. Perché lo ha aggredito? Per gelosia di una ragazzina. Lo ha aggredito alle spalle, lo ha scaraventato a terra e ha iniziato a prenderlo a calci in faccia. Fortunatamente qualcuno è intervenuto, non ho ancora capito se dei genitori o una nonna. Mio figlio è riuscito a liberarsi e sono stati avvisati i carabinieri. Mio figlio, invece, è finito in ospedale, e lunedì 8 ottobre è stato sottoposto ad un intervento chirurgico, dall’équipe di Libero Tubino, per la riduzione di una frattura al setto nasale.  Subito dopo l’incidente non ho sentito nessuno, poi il giorno seguente mi ha contattato la madre per chiedere scusa. Le ho risposto che suo figlio avrebbe dovuto chiedere scusa al mio: non li abbiamo più sentiti».

La denuncia

La donna ha denunciato il fatto ai carabinieri della Compagnia di Chivasso, intervenuti sul posto.