“Sei un nero”: razzismo in classe. La scuola di  Borgaro Torinese si difende: “Episodio da verificare”.

“Sei un nero”…

«Sei un nero!». Alunno insultato e sbeffeggiato alla primaria “Defassi” da una compagna di classe? La famiglia lo scrive sul gruppo “Sei di Borgaro se…”. Ma per la scuola l’episodio è sconosciuto e da verificare. Il post, con tanto di nomi, cognomi e foto della famiglia coinvolta è apparso sui social nella mattinata di ieri, martedì 12 novembre.

La scuola “sorpresa”

La dirigente scolastica Lucrezia Russo l’ha appreso con stupore: «Mi sento amareggiata da questo episodio. Non ci si parla più… Si preferisce affidare le proprie considerazioni ai social piuttosto che venire a parlare alla scuola frequentata dai propri figli. Infatti i genitori non si sono rivolti all’istituto. Hanno preferito chiedere la solidarietà su Facebook, piuttosto che risolvere la vicenda con la dirigenza. Mi dispiace moltissimo. Nel corso dell’anno organizziamo diversi incontri formativi sull’intolleranza e il bulllismo. Non dimentichiamoci che l’episodio è presunto. Non si è ancora dimostrato sia capitato davvero…”.

Reazione del sindaco

La vicenda ha preoccupato anche il primo cittadino Claudio Gambino, il quale dichiara: «Ho appreso dai social di un presunto episodio di razzismo nella nostra scuola elementare. A seguito dell’esposizione del fatto da parte del papà, si è scatenata una valanga di commenti com’è normale che sia a fronte a un episodio così grave. Alcuni interventi, la stragrande maggioranza, sono di solidarietà nei confronti del bambino, a dimostrazione che gesti simili vanno condannati in modo fermo e unanime da tutta la comunità. Una parte di utenti, invece, ha puntato il dito verso la scuola, l’insegnante e la famiglia della bambina “razzista”. Mi permetto di prendere le distanze da questi commentatori invitandoli ad attendere che la scuola faccia piena chiarezza. Vorrei prendere le difese dell’insegnante che, appena ne è venuta a conoscenza, ha convocato le famiglie interessate per un confronto. Non intendo minimizzare il fatto. Se ci saranno delle responsabilità non resteranno impunite. Sono convinto che la nostra scuola non debba prendere lezioni da nessuno sui temi della di solidarietà, dell’accoglienza e dell’integrazione».

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Pace fatta

La bambina poi avrebbe chiesto scusa al compagno di classe promettendo di non farlo più. La pace dunque sarebbe tornata fra i banchi di scuola.