Tutto parte da Rivoli, in provincia di Torino, anche se a togliere il velo da questa storia raccapricciante è stato l’intervento di una mamma della lontana Siena che s’è rivolta ai Carabinieri. Sì perché la rete globale porta anche anche a questo: due 15enni piemontesi creano una chat in WhatsApp e cominciano ad aggiungersi membri da ogni dove. Peccato però che non si trattava di una burla fra adolescenti: lo fa capire già il nome, “The shoah party“, perché nel gruppo si scambiavano immagini di violenze (soprattutto sessuali) inaudite contro minori. L’indagine ha coinvolto Toscana, Val d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Lazio, Campania, Puglia e Calabria: blitz nelle abitazione degli indagati, residenti in 13 province.

Video pedopornografici: la denuncia di una madre

Non è stato facile per la madre che a gennaio è andata dai Carabinieri di Siena a denunciare di aver rinvenuto nello smartphone del figlio 13enne, filmati pedopornografici di una violenza inaudita.

Non è stato facile neppure per i carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Siena che hanno condotto le indagini, vedere scene di violenza su bambini o altre scene di brutalità inenarrabile.

Come scrive il nostro GiornalediSiena.it, quella madre avrebbe potuto come tante altre limitarsi ad ammonire il figlio, ordinargli di uscire per sempre da quel gruppo WhatsApp dal nome vergognoso. Avrebbe potuto non rischiare la propria onorabilità entrando a gamba tesa in una vicenda in cui non c’erano onori da raccogliere ma soltanto schizzi di fango diretti in tutte le direzioni, compresa la propria.

Ma ha preferito seguire la propria coscienza: chapeau! Se non fosse stato per quella denuncia l’indagine non sarebbe partita né a Siena né altrove. Perché un gruppo WhatsApp non conosce confini e quell’espressione degradante di malcostume ha interessato molte regioni d’Italia. Moltissimi ragazzini hanno potuto osservare le immagini di pedopornografia, di enorme violenza, di apologia del nazismo e dell’islamismo che vi erano contenute.

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La raccapricciante chat “The shoah party”

In “The shoah party”, abissi di degrado che i carabinieri hanno dovuto trattare, attraverso intercettazioni telematiche richieste e ottenute dalla Procura dei Minori di Firenze.

Tanti ragazzini dai 13 ai 17 anni sono rimasti invischiati più o meno consapevolmente in questa triste vicenda di pedopornografia, altri, dopo essere entrati in quello spazio ospitato dal noto social network, ne sono subito usciti. Ma nessuno risulta aver denunciato la cosa.

I militari si sono introdotti con l’inganno all’interno del gruppo social, sono risaliti agli amministratori del gruppo, quelli che lo hanno creato e alimentato, minorenni e maggiorenni, tutti residenti nella zona di Rivoli.

Non si conoscevano tra di loro ma condividevano

Sono stati così emessi 25 decreti di perquisizione a carico degli indagati, 19 minorenni (sei under 13 non imputabili) e 6 maggiorenni, eseguiti nella nottata di ieri, martedì 15 ottobre 2015, in 13 provincie d’Italia.

Colpisce il fatto che formalmente non si conoscevano tra di loro ma condividevano evidentemente l’inconfessabile segreto di provar gusto in maniera più o meno consapevole nell’osservare quelle immagini. Nel corso delle perquisizioni sono stati sequestrati decine di telefonini e computer. Verranno affidati ad un consulente tecnico d’ufficio che ne farà delle copie forensi, riproduzioni attendibili dei contenuti spesso indescrivibili delle chat, necessarie per la promozione delle accuse in giudizio.