Un simpatico video di Claudio Marchisio che commenta, anche lui in lingua piemontese, una partita della Juve.

A-i é gnun ëd pì che noi! La docente, Vittoria Minetti, e lo scrittore, Bruno Costa Laia, al Centro congressi Martinetti di Castellamonte hanno raccontato la storia della Juve in lingua piemontese.

A-i é gnun ëd pì che noi!

Da la banchin-a ‘d cors Re Umbert a ca Agnellli, da la vita rompacòl ed la Juve ant j’agn 50 a la venùa ‘d CR7. C’è tutto questo e molto altro nell’originale libro “A-i é gnun ëd pì che noi! Storia della Juve in lingua piemontese. Testo italiano a fronte”.  Il volume è stato realizzato da 9 giornalisti, scrittori di provata fede juventina, che hanno raccontato altrettanti periodi della grande storia calcistica della squadra più scudettata d’Italia. E poi è stato splendidamente tradotto in piemontese dall’insegnante canavesana, Vittoria Minetti. Proprio Vittoria Minetti e lo scrittore, Bruno Luigi Costa Laia, uno degli autori dell’appassionante racconto. hanno presentato, per la prima volta in Canavese, al centro Congressi Martinetti il volume, edito da Bradipo Libri.

La Juve in piemontese

“E’ stato più complicato che con il libro sul Grande Torino, perché in questo caso gli autori da tradurre erano ben 9 affermati scrittori e giornalisti. Ringrazio l’editore per avermi fatto conoscere un mondo nuovo. E’ stato appassionante – ha spiegato Vittoria Minetti in merito a A-i é gnun ëd pì che noi! – Non sono stata mai una grande tifosa di calcio, ma mi è piaciuto molto il capitolo sull’amicizia di ferro tra il gigante Charles e il “piccolo” Sivori. Mi ha ricordato quando, da giovane, ad una parete di camera nostra c’era, appesa da mio fratello, il poster di questi due calciatori, mentre io nell’altra parte appendevo le foto autenticamente autografate dei cantanti d’epoca come Mina e Celentano”.

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La Vecchia signora

Le circa 170 pagine del libro “A-i é gnun ëd pì che noi!” diventano quindi, come per magia, l’occasione non solo per ripensare ai tanti successi sportivi della propria squadra del cuore, ma, grazie anche al dialetto, un viaggio nella memoria, sul filo di tanti ricordi personali. Personalmente sono legato a Bettega e alla Juve di Trapattoni, che, per me, è stata forse la Juventus più bella – chiosa Costa Laia – La vedo tuttavia come una questione storica, una favola in divenire: ogni periodo, ha i suoi campioni indimenticabili a cui si è legati.