Ieri, mercoledì 12 dicembre 2018, è stata inaugurata la mostra Carlo Alberto archeologo in Sardegna, visitabile al Museo archeologico di Cuorgnè.

Carlo Alberto archeologo in Sardegna

Mercoledì 12 dicembre  al Museo Archeologico del Canavese di Cuorgné, con un folto pubblico,si è inaugurata la mostra “Carlo Alberto Archeologo in Sardegna” alla presenza del sindaco Beppe Pezzetto, con la partecipazione di Gabriella Pantò direttrice del Museo di Antichità di Torino e del professor Raimondo Zucca ordinario di Archeologia del Mediterraneo Antico e direttore del corso di specializzazione in Archeologia dell’Università di Sassari. Il dr. Marco Cima,direttore del Museo,ha introdotto e presentato gli studiosi intervenuti sottolineando come la mostra disvelasse un aspetto particolare e poco conosciuto del poliedrico sovrano risorgimentale, ovvero la sua grande passione per l’archeologia e per le antichità della Sardegna che coltivava sin da giovine, quando nel 1819, appena ventenne, intraprese il primo viaggio in Sardegna, in occasione del quale scavò, attrezzi alla mano, al nuraghe di sant’Antine, liberando l’ingresso che dava accesso al grande cortile antistante il torrione megalitico centrale.

Museo Archeologico del Canavese

Il sovrano dalla vita avventurosa e romantica è alla base della storia dell’archeologia, con clamorose scoperte che ancora oggi segnano in maniera indelebile la conoscenza delle antiche civiltà del Mediterraneo. Questa sua grande passione è evidente oltre che dai documenti ufficiali, dalla sua corrispondenza privata con la donna di cui era segretamente innamorato: Maria Antonietta Truchsess van Waldburg contessa di Robilant, alla quale non esitò a spedire una preziosa moneta romana ritrovata personalmente, unitamente a un dettagliato resoconto di una giornata trascorsa sullo scavo archeologico. Sia nella presentazione della mostra tenuta alle 17,30, sia nella conferenza serale che è seguita con la mirabile lectio magistralis del professor Zucca alla chiesa della Trinità, si è evidenziata l’importanza dell’azione del re nello stimolare gli studi e le ricerche archeologiche, con numerose partecipazioni personali agli scavi, l’ultima delle quali nel 1843.

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Taglio del nastro

Parallelamente il professor Zucca ha esposto una dotta trattazione su un grande affaire di falsificazione, montato a suo danno da personaggi senza scrupoli, che tra gli anni venti e quaranta dell’Ottocento si adoperarono a produrre, o far produrre, una numerosa serie di idoli in bronzo, definiti sardo-fenici, spacciati per antichi, che hanno tratto in inganno alti funzionari come il generale Alberto La Marmora e  illustri studiosi del tempo. L’opera di falsificazione, attribuita per larga misura all’allora direttore del Museo di Cagliari Gaetano Cara, ha alimentato un lucroso commercio di antichità, all’epoca non ancora coperte dai vincoli di tutela statale, ma ha anche inquinato la stessa collezione privata del sovrano, poi confluita nel patrimonio di opere d’arte di Palazzo Reale. La mostra “Carlo Alberto archeologo in Sardegna” di Cuorgné espone in particolare questi “idoli” che per lungo tempo vennero studiati come autentici, raccontando al contempo il ruolo di Carlo Alberto nella nascita dell’Archeologia sarda.