Storia di Ceresole, raccontata nel libro e in un video da Antonio Oberto.

Storia di Ceresole

«Com’era una volta Ceresole» è il titolo del secondo «Rendez-vous francoprovensal», evento che è stato organizzato, sabato 17 marzo a Pont Canavese, dall’associazione di studi e ricerche francoprovenzali Effepi. Il tutto in collaborazione con l’associazione culturale «Ij Canteir» di Pont e la Società di Mutuo Soccorso, che ha ospitato l’evento nella propria sede, in via Destefanis.

Antonio Oberto

Protagonista dell’incontro Antonio Oberto, fondatore dell’associazione ceresolina «Reis d’ biru 2000» ed autore del libro «Chiapili di Sopra, un secolo fa». Oberto, appassionato cultore della storia di Ceresole, dei suoi personaggi e delle sue tradizioni, ha presentato, insieme al libro dedicato ai Chiapili, un suggestivo videoracconto, con immagini di Ceresole Reale prima della costruzione della diga.

La storia

Era l’estate del 1925, quando partirono ufficialmente i lavori commissionati dell’allora AEM (oggi Iren), per la costruzione dell’imponente diga di sbarramento del fiume Orco finalizzata ad alimentare la centrale di Rosone, che verrà poi inaugurata il 2 agosto 1931 dal Principe Ereditario Umberto I di Savoia e dal Ministro dei Lavori Pubblici, Araldo di Crollanza. Un’opera grandiosa, che cambiò però completamente il destino e il volto del paese, il cui abitato originario, composto da ben 45 borgate, fu in larga parte sommerso dalle acque. Ventitré borgate furono di fatto cancellate e ricostruite altrove.

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Il videoracconto

Il videoracconto di Oberto disegna un ritratto di quella Ceresole che non c’è più, divenuta «reale» nel 1862 per concessione dei Savoia, e caratterizzata dalla presenza di un turismo di élite, con illustri villeggianti, splendidi alberghi e maestose ville. Un mondo ricco di tradizioni rurali e contadine, con una forte presenza di pascoli e già rinomato per la produzione di prelibati formaggi, in primo luogo la «toma» e il «salignun». Al termine del rendez-vous pontese, Antonio Oberto, per la sua opera di conservazione e diffusione della cultura francoprovenzale è stato insignito dall’associazione Effepi del diploma di «Mainteneur du patois».