Ancora una volta riceviamo e pubblichiamo la risposta di Rebel Firm a quanto scritto pochi giorni fa dal Movimento Giovani Padani.

Botta e risposta fra Rebel Firm e Lega

CHIACCHIERE E DISTINTIVO

In riferimento alla lettera aperta indirizzataci dal MGP eporediese in seguito alla nostra azione di solidarietà a Luigi Cosentino e all’associazione Manipolo Avanguardia Bergamo, riteniamo doveroso affrontare diversi punti.
Inizieremmo con l’accusa rivolta al nostro gruppo di “scarsa attività sul territorio”. E’ infatti palese la nostra costante presenza, con volantinaggi, azioni, dibattiti, conferenze, concerti. Il fatto che la vostra cecità politica e metapolitica non vi consenta di vedere il nostro lavoro, non può essere una nostra colpa.
Mentre voi spendete la vostra gioventù facendo politica da salotto in giacca e cravatta, noi scendiamo in strada, sporcandoci le mani per rivalutare parchi e combattere in prima linea la piaga della droga. D’altra parte, la vostra assenza per ben cinque anni da ogni tipo di politica cittadina, nei palazzi e nelle strade, la dice lunga sul vostro operato. Cerchiamo, tuttavia, di non farvene una colpa. Trattasi semplicemente della sostanziale differenza fra dei nazional rivoluzionari e dei borghesi. Un richiamo all’ordine, nulla più, causato da quel vostro tentativo di schernire il nostro costante operato, il tutto condito con quel tono di saccenza.
Ben più preoccupante è la non comprensione dell’azione da noi svolta, la cui spiegazione, oltre che approfondita nel comunicato, la si trovava comodamente nel titolo del volantino. Tant’è, proviamo nuovamente a passare oltre.
Per affrontare seriamente la questione del conflitto in terra di Palestina, è doverosa un’analisi approfondita storico-politica, dai tempi della diaspora sino ai giorni nostri che affronteremo fra qualche paragrafo e che, quando volete, saremmo ben lieti di esporvi presso la nostra sede. Capire il dramma di un genocidio moderno necessita di preparazione. De Benoist, vostro intelletuale di riferimento, ha affrontato l’argomento più volte. Leggetelo.
Tornando al nocciolo della questione, ci lascia assai perplessi questo giro di parole intorno all’epiteto “sionista”. Se il vostro leader si ritiene “fratello dello stato di israele”, non ha infatti alcun senso querelare chi lo addita di sionismo.
Nel nostro caso specifico, ad esempio, siamo stati più volte chiamati “fascisti” con tono diffamante, ma mai ci saremmo sognati di elargire denunce e querele per ciò che noi non riteniamo un’ingiuria.
Proseguendo con l’analisi del vostro scritto, ci auguriamo vivamente che il riferimento al “periodo buio del Ventennio” giunga chiaro e forte a quella parte del vostro elettorato (ed anche qualche militante, lo sappiamo per certo), troppo spesso illuso dai vari “Tanti nemici tanto onore” sbandierati strategicamente dal vostro segretario nazionale.
Ogni terra ha il suo popolo, ogni popolo ha la sua terra: il nostro identitarismo, volto a preservare la millenaria cultura italiana ed europea dai vari attacchi mondialisti, capitalisti ed islamici, non preclude la nostra vicinanza a popolazioni arabe che, nelle loro terre, hanno il sacrosanto diritto di autodeterminarsi. Quell’autodeterminazione che, il nostro popolo, ci troverà sempre a difendere sul nostro suolo.

SIONISTA E SIONISMO, di Enrico Labanca (MAB)
SIONISTA:s. m. e f. e agg. [der. di sionismo] (pl. m. -i). – 1. s. m. e f. Rappresentante, sostenitore, fautore del sionismo. 2. agg. Lo stesso che sionistico.

SIONISMO: Movimento politico e ideologia volti alla creazione di uno Stato ebraico in Palestina (da Sion, nome della collina di Gerusalemme).

Dovrebbero bastare queste due definizioni riportate dalla TRECCANI per regalarvi un brivido che solo la Conoscenza sa dare. Certi, però, che faticherete a comprendere le dinamiche descritte al loro interno, vi aiuteremo un passo alla volta perché, dopotutto, italiani lo siete anche voi.
Chi inizia una guerra è sempre l’invasore e non chi difende la propria terra.
Per accaparrarsi una terra ci sono diverse modalità nell’era del Capitalismo apolide: accerchiare economicamente una nazione, costringerla alla fame mentre si fan confluire grosse somme di denaro all’interno, ai vari “dissidenti” politici cercando di far implodere, la società esistente. Oppure, invadendo letteralmente con mezzi militari l’obiettivo.
In mezzo a queste due strategie, agiscono i paramilitari sovvenzionati dal Governo invasore che comprano case, terreni, fabbriche e negozi degli ‘autoctoni’ e, con la formazione di vere e proprie bande criminali, gli danno la caccia con il benestare della corrotta polizia e della servile magistratura.
E’ un copione che ritroviamo in più parti del mondo. Cambiano i protagonisti ma la conclusione è sempre la stessa.
Per voialtri, sporgere querela, è fondamentale per la tutela dell’individuo. In tempi passati la diffamazione veniva dibattuta in strada. O duellando o dibattendo. I tribunali rimanevano fuori dalle controversie di due galantuomini come di due delinquenti. Chiedere che un insulto venga ripagato in denaro, quando non vi è stato alcun danno economico, è ignobile; non certo la nostra definizione di “querela”.
Sempre se di “diffamazione” si tratta perché, cari miei MGP, perché essere “sionista” significa “sostenere il sionionismo”, cioè, quel “movimento volto alla creazione di uno Stato ebraico”…dove? IN PALESTINA !
Essì, signorotti in verde, avete letto proprio bene.
La arcinota Treccani sottolinea, come tutti gli altri dizionari italiani, che l’obiettivo è la costituzione di uno “Stato” (sovrastruttura politica creata dall’uomo) in una terra ben definita, quella PALESTINESE.
Accettare tutto questo fa crollare ogni vostra istanza di sovranità, fa sciogliere la vostra verde maschera di cera.
Se un indomani un gruppo ben definito e molto determinato decidesse di creare uno stato musulmano ( se per ebraico si intendesse la religione…ma così non è, in quanto è su base razziale il loro concetto…) in Italia, rivendicando la “conquista islamica della Sicilia” avvenuta nell’ 827, noi italiani, secondo il vostro ragionamento, dovremmo accettare di buon grado questa loro scelta, concedendo a loro ogni nostro avere.
Prima di rispondere con ‘rima facile’, dovreste interpellare il Matteo nazionale.
Innanzitutto la denuncia porta semplicemente la sua firma e non le sue intenzioni (almeno, in un primo momento) in quanto, lui fino all’incontro avvenuto durante la presentazione del libro di Mario Giordano a Bergamo con Luigi Cosentino, non era nemmeno a conoscenza di averlo denunciato, come dimostra il video “MAB scioglie i dubbi sulla querela di Matteo Salvini” * pubblicato su youtube.
In secondo luogo, durante lo svolgimento del processo di venerdì, si è cercato di accostare il termine “sionista” al razzismo. E perché mai questa associazione di idee?
Come la storia, alla quale credete ciecamente, dei vincitori insegna non furono deportati i “sionisti” ma gli “ebrei”. Il termine “sionista” altro non è che un termine di distrazione di massa (come “ebraismo” inteso come religione) in quanto, laddove ci sarà un ebreo in difficoltà, là gli ebrei accorreranno per dargli una mano, in nome non della politica o della religione, ma nell’insegna della Razza.
Lo striscione appeso da MAB, quindi, non porta seco né insulto né razzismo ma, limpidamente, la verità dei fatti. Appoggiate la politica sanguinaria di Israele? Siete sionisti.
E, per concludere, daremo un massaggino alle vostri menti rattrappite, cercando di far circolare quanto più sangue possibile: appoggiare il Popolo palestinese non significa automaticamente supportare Hamas/Olp/Al-Fatàh.
Ogni Popolo ha il diritto all’autodeterminazione (conoscete vero questo termine?) e sono loro, in maggioranza musulmani, a dover decidere il loro tipo di governo.
Nel momento in cui, Hamas/Olp/Al-Fatàh decidessero di imporsi in Italia, troveranno i nostri Uomini a difesa delle nostre città. Saremo noi i loro primi nemici ma, se sono autentici movimenti di liberazione nazionale, potete stare ben certi che il massimo che potranno fare è stringere, con il massimo rispetto, rapporti commerciali con le Nazioni libere dal dispotismo americano.
E’ sempre una questione di libertà che spinge l’Uomo a lottare, quella libertà che voi avete volontariamente incatenato a Montecitorio..