Fusioni dei Comuni, Giglio Vigna: “Occorre fare molta attenzione”. Ad intervenire sul tema direttamente dalla Camera dei Deputati l’Onorevole leghista.

Fusioni dei Comuni

Tiene banco anche alla Camera dei Deputati il tema delle fusioni dei comuni. Ad intervenire è l’onorevole Alessandro Giglio Vigna. “Con il direttivo Regionale dell’ANPCI abbiamo ragionato sul fatto che occorra fare molta attenzione riguardo a queste operazioni che spesso spengono la luce della storia, delle tradizioni e della cultura dei Comuni, soprattutto di quelli più piccoli, alimentando delle chimere dorate temporanee, che spesso si rivelano dei boomerang, come per esempio ciò che è accaduto qualche mese fa ad alcuni Comuni Canavesani che dopo essersi fusi non hanno potuto beneficiare in modo completo di alcuni contributi statali previsti per i singoli Municipi. Sulle fusioni non me la sento di essere nè dialogante nè politicamente corretto: per quel che mi riguarda non esiste nulla di più lontano dalle mie idee. Alcuni Sindaci del Canavese hanno sbagliato, illudendo i cittadini”.

A Ingria

Scettico sul tema anche Igor De Santis, borgomastro di Ingria, che riflette con questa dichiarazione congiunta insieme al collega Consigliere Comunale Andrea Cane, neo eletto anche in Regione Piemonte: “Da noi in Val Soana non ci siamo mai sognati di pensare di fondere non solo i Nostri Capoluoghi e Frazioni, ma soprattutto le nostre identità per poi diventare una sorta di nuovo Ente Locale malforme e barcollante modello Frankenstein, con il miraggio di ottenere i contributi straordinari che Stato e Regioni hanno stanziato a tale scopo, senza rendersi conto che questi contributi sarebbero poi stati ridotti”.

Leggi anche:  45 milioni per le persone non autosufficienti

La parola al presidente dell’ANPCI

Conclude le riflessioni in modo ancor più secco Franca Biglio, Presidente dell’Associazione Nazionale Piccoli Comuni d’Italia (ANPCI). “Senza i folli contributi statali e regionali seriamente i Comuni avrebbero mai pensato di fondersi? Davvero si è potuto credere che lo Stato potesse erogare, in piena spending review e rischio di procedura di infrazione europea, come nel paese di Bengodi, tutti quei milioni? Prima di imboccare una strada senza ritorno occorreva leggere bene le norme: stabilivano un importo nei limiti degli stanziamenti finanziari previsti in misura comunque non superiore a 1.5 milioni di euro. Da anni portiamo avanti la battaglia contro questa finta spending review, dimostrando che i piccoli Comuni non hanno bisogno di tutori che impongono o spingono verso le unioni e le fusioni, strumenti che, oltre a generare maggiori costi, riducono gli spazi di democrazia diretta nella nostra amata Italia”.