Scalano l'Everest in Canavese: impresa di 4 ciclisti canavesani

Si sceglie un percorso e lo si ripete in bici quanto è necessario per colmare il dislivello di 8.848 metri.

Scalano l'Everest in Canavese: impresa di 4 ciclisti canavesani
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Scalano l'Everest in Canavese: impresa di 4 ciclisti canavesani. Si sceglie un percorso e lo si ripete in bici quanto è necessario per colmare il dislivello di 8.848 metri.

Scalano l'Everest in Canavese

Il Canavese si conferma terra di ciclisti «audaci». Si chiama «Everesting» ed è una incredibile avventura in sella a una bicicletta che sta prendendo piede tra chi ha una passione un po' «folle» per le due ruote. Si sceglie un percorso e lo si ripete in bici quanto è necessario per colmare il dislivello di 8.848 metri, quello che va dal mare all’Everest, la cima della montagna regina del pianeta. Un’impresa centrata per la prima volta in Canavese l’ultimo sabato di settembre con 15 salite e 14 discese sul tragitto da Colleretto Castelnuovo a Santa Elisabetta. Protagonisti 4 appassionati di bici a 360°.

I protagonisti

Un gruppo di amici uniti ancor più in una sfida contro sé stessi che nel nostro territorio non era ancora stato registrata: Joel Salto (9/8/1995, Ivrea), Filippo Cocomazzi (2/3/1992, Cuorgnè), Gabriele Revello (25/8/1989, Ivrea) e Moreno Marrazzo (1/6/1975, Cuorgnè). Appartengono a società sportive diverse (Ultra Team, Sutalatur, Rivarolo Ciclismo e Rodman Azimut) ma sono uniti da un grande record ora. La storia, che li aggiunge nella lista della Hall of Fame del sito ufficiale dell’Everesting, inizia tempo addietro da una sorta di «Settecolli» da Cuorgnè alle Valli di Lanzo e ritorno per un dislivello di 5.000 metri.

Everesting

«Ci conoscevamo già da tempo – esordisce Revello – , ma gli ultimi tempi è stata l’occasione di approfondire l’amicizia puntando un obiettivo comune non facilmente raggiungibile: essere i primi di un Everesting nella nostra zona, con gli 8.848 metri di dislivello da raggiungere con tanto di Gps a bordo delle nostre bici da strada, che in realtà poi abbiamo abbondantemente superato con 9.050 metri di dislivello in circa 14 ore. Tutto nato per esser riusciti, io e Filippo, a fare quei 5.000 di qualche tempo prima dove, fermandoci per un panino, ho lanciato l’idea e ci siamo trovati d’accordo. Con entusiasmo si sono uniti anche Joel e Moreno, allenandoci per un po’, provando anche qualche salita per vedere il percorso, recentemente asfaltato per la tappa del Giro d’Italia». Supportati da Simone Magnino, che ha creduto in questi 4 ragazzi: «Con entusiasmo li ho sponsorizzati – sottolinea il titolare del Cycle Café di Cuorgnè – , la loro iniziativa mi ha convinto. Ho creduto in loro, accettando subito. Questo successo spero che serva in futuro per altre iniziative simili, altre imprese, magari coinvolgendo più ciclisti».

La preparazione

Tanto impegno, un occhio all’alimentazione, poi il primo contatto ufficiale col presidente dell’Everesting Italy Fabrizio Dolce per informazioni e la richiesta del tentativo: «Ci siamo allenati con dislivelli graduali – prosegue Joel Salto – : Colle del Lys, Nivolet, Cialma, Lago del Teleccio. Non avevo mai fatto giri così lunghi, ma l’entusiasmo era tanto e così come gli altri ho accettato la sfida. È stata dura, con la partenza alle 5.40 del 28 settembre ed il traguardo verso le 23: stremati, condividendo l’impresa, increduli. Ce l’avevamo fatta!». Pause solo per mangiare qualcosa, dissetarsi, superando qualche momento di crisi. Con un andatura costante, senza forzature: 40’ con una media di 10 chilometri orari nelle salite, discese sul velluto con picco di 68 km all’ora.

L'impresa

«Per me è stata una questione mentale – confida Marrazzo – , e l’atmosfera creata fra noi e l’impresa mi ha dato una carica incredibile, una voglia di bici e di altre imprese che è tornata prorompente, pur essendo il più veterano del gruppo. Mi son davvero divertito tanto, in un percorso ideale. Ora ci riposiamo un po’, siamo in astinenza, ma già abbiamo in mente altri obiettivi». «Ci ho pensato su molto – conclude Cocomazzi – , ed alla fine la scelta è caduta su Santa Elisabetta da percorrere più volte: non un percorso stremante come può essere Oropa o similari, ma più costante. Ma la nostra scelta è anche dettata da un altro motivo: dare nuovamente lustro e visibilità al nostro Canavese, che ha visto passare il Giro d’Italia, con un'altra impresa sportiva da ricordare. Dobbiamo ringraziare anche tutti gli amici delle nostre società che ci hanno sostenuto tutto il giorno, qualcuno ha fatto qualche salita con noi spronandoci. Nonostante non lo avessimo molto pubblicizzato, in tanti erano al nostro fianco. Ringraziamo tutti loro, oltre agli sponsor e alla NKD Costruzioni che ci ha fornito le magliette per l’occasione speciale».

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